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Newsletter dicembre 2023

Consapevole di avere una mania circa l’utilizzo delle parole, mi imbarazza ammettere che una parte di me è parecchio in difficoltà quando è selvaggio e manipolatorio e un’altra trova la cosa molto interessante e anche divertente. Mi sento toccata dalla mancanza di interesse circa l’impatto che questa tendenza ha sulla propria visione ed esperienza di se stessi e del mondo, sulla comunicazione, sulle relazioni e sull’equilibrio del tessuto sociale tutto, soprattutto da parte di chi lavora negli ambiti della relazione di aiuto.
E al contempo mi appassiona il fatto che a causa di questo molto spesso nel mio lavoro ho il ruolo della traduttrice. Quello di ponte, possibilmente strumento di chiarezza e anche di connessione tra luoghi ed entità che utilizzano linguaggi differenti. Tra diverse parti di sé, diversi individui, esperienze, educazioni, culture.
L’ascolto per me non è un’abilità e non è una competenza, bensì un’attitudine e un’esperienza che coinvolge tutto la complessità del proprio essere individuo e relazione al contempo.

Per esempio, pensando all’Enneagramma delle personalità che generalmente è pubblicizzato come strumento per conoscere se stessi e comprendere gli altri, un termine può essere interpretato non solo in nove modi differenti se consideriamo i nove tipi, ma anche secondo livelli di coscienza e di consapevolezza differenti, equilibrio o squilibrio degli istinti differente, schema percettivo, tipo di educazione, cultura.
Riguardo agli stadi di consapevolezza l’approccio integrale di Ken Wilber ha messo in evidenza che senza i Livelli di Sviluppo l’Enneagramma è ridotto a un insieme orizzontale di nove categorie separate. Includendo i Livelli di Sviluppo si aggiunge una dimensione verticale che non solo riflette la complessità della natura umana, ma spiega accuratamente diversi e importanti elementi all’interno della personalità. A ogni Livello si verificano importanti cambiamenti interiori nell’individuo e nell’esperienza dominante della collettività.

Ecco, quando si lavora con gli esseri umani in un ambito tanto delicato come quello della relazione di aiuto, soprattutto quando si insegna ad altri a lavorare in tale ambito, perdere questa complessità è un vero peccato.
Riguardo a questa possibilità e pericolo di generalizzazione semplicistica voglio proporre una riflessione utilizzando il termine “innovazione”, che ho sentito molto spesso in queste ultime settimane in diversi contesti, nel 99% dei casi come valore fondamentale da sostenere.

Nella sua definizione formale l’innovazione è la novità, il mutamento, la trasformazione che modifica radicalmente, l’introduzione di nuovi sistemi, ordinamenti, metodi.
Considerando i nove tipi limitatamente al piano orizzontale, si rischia una pericolosa semplificazione. Prendiamo per esempio il tipo Cinque la cui passione è l’avarizia, generalmente considerato meno aperto all’innovazione rispetto al tipo Sette la cui passione è la gola.
Quando includiamo la dimensione verticale scopriamo che a Livello di Sviluppo basso entrambi sono schiavi delle proprie convinzioni e per nulla aperti al diverso, seppur loro siano convinti del contrario. Il tipo Cinque diventa distaccato, respingente e radicale nei propri punti di vista e il tipo Sette diventa superficiale, volubile e rigido nelle proprie posizioni. Scopriamo anche che il tipo Cinque a Livello di Sviluppo elevato è il prototipo dell’innovazione. È originale e creativo, ha percezioni brillanti e arriva a provare e proporre nuovi modi anche arditi di pensare e fare le cose che siano a beneficio di tutti.

Anche considerando le Varianti istintive è necessario includere i Livelli di Sviluppo. Un Istinto di Conservazione di sé dominante non è necessariamente meno aperto all’innovazione di un istinto Sessuale dominante.
L’istinto di Conservazione di sé è nella sua essenza appunto conservazione della vita, cosa che può necessitare cambiamento e innovazione. Le esigenze fondamentali dell’organismo, la sicurezza, la salute, il benessere e l’agio fisico non rimangono sempre le stesse nell’arco di una vita, ma cambiano a seconda dell’esperienza che si sta vivendo e del contesto in cui accade.
L’istinto di Conservazione di sé dominante considera e abbraccia l’innovazione come parte del processo naturale della vita quando è in equilibrio con gli altri due, quando costruisce, mantiene, ottimizza il proprio agio in armonia con tutto l’organismo e l’ambiente, quando gestisce condizioni e risorse riconoscendo ciò di cui c’è davvero bisogno e non ciò che si presume lo sia.
L’istinto di Conservazione di sé dominante è chiuso al nuovo quando è ossessivo, quando è squilibrato, quando gli altri due istinti – sessuale e sociale – sono considerati meno importanti o negletti e quindi agisce sconnesso dalla reale esperienza dell’organismo e dall’ambiente. In questo caso davvero è ciò che di più lontano dall’innovazione si può immaginare.

L’essenza dell’Istinto Sessuale é quasi opposta e quindi generalmente cosiderata innovativa perché riguarda proprio la spinta verso il cambiamento e la trasformazione, gli stimoli, l’andare oltre, la contaminazione, l’evoluzione. Tuttavia l’Istinto Sessuale dominante è veramente innovativo solo quando è in equilibrio con gli altri due istinti – conservazione di sé e sociale – e agisce in armonia con l’organismo e l’ambiente. In questo caso ci spinge a espanderci e a scoprire nuovi mondi, ci rende capaci di trasformarci e cambiare riconoscendo ciò che è davvero buono per noi.
Quando l’Istinto Sessuale dominante è ossessivo perché squilibrato e sconnesso dalla reale esperienza non è davvero sostegno all’innovazione come crede di essere, perché diventa ricerca nevrotica di attivazione di energia e intensità. Diventa aggressività malsana e incapacità di riconoscere cosa è davvero buono e adatto alla situazione e cosa davvero nutre la trasformazione.
A queste tre variabili – tipi, Varianti istintive e Livelli di Sviluppo – possiamo aggiungere diversi schemi percettivi, qualità di educazione e culture, ed ecco che il termine innovazione è recepito e vissuto in modi ancora più diversi.

Applicando i Livelli di Sviluppo alla tendenza culturale attuale che ricopre di valore assoluto l’innovazione e il cambiamento, o un certo tipo di innovazione e cambiamento in una ben determinata direzione, riconosco una sconnessione dalla dinamica complessa dell’esperienza umana. Il cambiamento può essere naturale o forzato, volontario per necessità oppure subito. Quando l’innovazione e il cambiamento sono subiti rischiano di catapultare gli individui e la collettività a Livelli di Sviluppo molto bassi, con sempre meno consapevolezza e libertà reali. Il clima individuale e collettivo diventa difensivo, reattivo, schiavo di automatismi.

Collettivamente tanto quanto individualmente più scendiamo di Livello, più ci identifichiamo con schemi sempre più negativi e restrittivi, più finiamo intrappolati in azioni coatte e distruttive che sono controproducenti e dolorose.
Al contrario, un cambiamento e un’innovazione individuale o sociale che è davvero la risposta sana a un bisogno, anche se difficile da attuare sostiene il movimento verso i Livelli sani, corrisponde con l’essere più presenti e svegli, più in sintonia con se stessi e con l’ambiente e più liberi di agire in modo efficace in tutti gli ambiti della nostra vita. Più capaci di rispondere come necessario a ciò che la vita presenta e di attualizzare il potenziale positivo.
L’innovazione non è quindi sempre la risposta adeguata a prescindere e non è sempre utile. Quando è conseguenza di un reale bisogno significa che è in armonia con i processi vitali, e anche se difficile da attuare offre forza, energia, gioia, sostegno, serenità, speranza, libertà. Quando è sconnessa da un reale bisogno, significa che è forzata, motivata da un desiderio di controllo dell’ambiente e interpersonale, di manipolazione e di difesa, toglie tempo, libertà e amore e alimenta ansia, rabbia e dolore.
Oltre al fatto che, come tutte le parole, può essere vissuta e interpretata diversamente da diversi tipi, Varianti istintive, Livelli di consapevolezza, diverse culture e diversa educazione ed esperienze.

Maura Amelia Bonanno