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Breve storia (da me) conosciuta dell’Enneagramma

L’origine del disegno è oscura. Il simbolismo, la saggezza e i significati che contiene sono invece un incredibile concentrato e integrazione delle comprensioni filosofiche e matematiche di diverse epoche storiche e culture. Proprio il suo essere formula di una saggezza universale lo rende prezioso e particolarmente necessario in quest’epoca di conflitti. Come per tutti i simboli sacri, nessuno può rivendicarne la proprietà o l’interpretazione esclusiva.

C’era una volta… 

Omero (750 a.C. circa) che nel suo poema epico Odissea incontrò i nove caratteri in sequenza, ne descrisse gli stili e il modo di relazionarsi. Come sappiamo, l’Odissea è pervasa di significati simbolici e contiene una saggezza sacra che illustra il viaggio dell’anima e il funzionamento del cosmo.

Poco dopo la geometria sacra del Pitagorici che 500 anni a.C. sosteneva che la natura ultima della realtà è matematica e che “il mondo intero è armonia e numero”. Alcune ricerche hanno trovato delle varianti di questo simbolo proprio in tale geometria.

Questa matematica mistica che voleva cogliere l’essenza delle cose, è passata attraverso Platone (Atene 427 a.C. – 347 a.C.) e i successivi neo-Platonici come strumento scientifico e magico in grado di cogliere i legami che esistono tra i vari elementi del cosmo, la rete delle affinità e delle simpatie che costituisce la struttura portante intima del reale. Considerando che “Dio sempre geometrizza”, Platone riconosceva connessioni fra Numeri e Idee, e calava i modelli intelligibili nella materia sensibile mediante le figure geometriche e i numeri, che non erano considerati come interi isolati, ma come relazioni e rapporti.

La teoria dell’Enneagramma appare in ambito ebraico, nelle opere del filosofo ebreo di lingua greca Filone (Alessandria d’Egitto 13 a.C. – 45 d.C.) e successivamente si evidenzia come Albero della Vita nel simbolismo a nove livelli della Cabala.

Nello stesso periodo, lo Gnosticismo (dalla parola greca gnósis, conoscenza), parlava dei tre centri e delle loro sedi. Lo Gnosticismo era un movimento nato in parallelo alla Chiesa che si riferiva all’insegnamento segreto impartito da Gesù a pochi dei suoi discepoli. Il vero e proprio inizio e le radici dello Gnosticismo sono sconosciuti ed è dimostrato che si trattasse del sincretismo di varie credenze religiose. La predicazione di Gesù si svolse in un periodo in cui nel bacino del Mediterraneo confluivano tanti stimoli diversi: il passato Ellenico, il Neoplatonismo, le tradizioni orientali, ebraiche ed egiziane, tutti rivolti alla ricerca di una risposta ai quesiti fondamentali riguardo alla struttura dell’universo, a chi siamo, alla divinità.

Il filosofo greco Neoplatonico Plotino (Licopoli 205 – Campania 270) scrive nelle sue Enneadi che la causa prima, eterna, insondabile, esistente in se stessa, espande l’essere e la vita in numerose ramificazioni. Tutti gli esseri traggono la loro esistenza da essa e differiscono solo per la molteplicità causata dal frazionamento della luce liberamente diffusa da tale prima essenza, non secondo la differenza sostanziale delle loro nature. 

Il teologo bizantino cristiano del V sec. d.C Pseudo Dionisio l’Aeropagita, anch’egli influenzato dal Neoplatonismo, scrive La Gerarchia Celeste il cui schema è composto di tre Gerarchie o Sfere o triadi di angeli che contengono ognuna tre Ordini o Cori.

Il grande Padre della chiesa orientale Massimo il Confessore (Costantinopoli 580 – Schemaris, Lazica 662) parlò di tre tipi di creature, di tre radici esistenziali, di come Dio sia persona, essenza ed energia pur essendo assolutamente e semplicemente Uno. La struttura interna della teologia di Massimo è costituita da una bipartizione dell’intera storia umana, di cui la prima parte è composta dalla “discesa” di Dio verso l’uomo, ovvero la preparazione e il compimento dell’incarnazione del Logos e la seconda dalla “risalita” dell’uomo verso Dio, ovvero la divinizzazione dell’umanità nel Logos. Massimo fu un personaggio cardine della storia del pensiero e si trovò immerso nelle dispute teologiche che nel suo tempo agitavano l’ortodossia cristiana. Scrisse numerose opere di contenuto teologico, ascetico, spirituale ed esegetico, facendo sentire il peso della sua autorità di teologo in Africa, in Oriente e a Roma.

Quasi contemporaneamente, dall’altra parte del pianeta, In India, nel VII secolo il filosofo Gaudapada dava la prima esposizione sistematica all’Advaita Vedanta come disciplina filosofica tramite il suo commento sulla Manduka Upanisad. La tradizione vuole che il primo insegnamento sia stato trasmesso da Vishnu (o Shiva) ai Rishi, i poeti veggenti dei tempi remoti, autori dei Veda (dalla parola sancita vidya, che significa Conoscenza, gnósis, sophia, in particolare quella conoscenza che verte sui Princìpi, sulle cause e i fondamenti ultimi delle cose e che perciò è di ordine “tradizionale”, ma anche Scienza Sacra), della Triplice Scienza e delle Upanisad, che lo trasmisero agli uomini. Nella Triplice Scienza dei Veda la Realtà Suprema è chiamata “Unico Essere”, la Dottrina Advaita (non-dualità) dell’Uno, l’Assoluto che l’essere umano può accostare attraverso tre tipi di esperienza: sensoriale, sottile e della testimonianza.

Sempre nel VII secolo, quasi contemporaneamente alle grandi comunità monastiche del mondo cristiano, una minoranza di religiosi islamici si riuniva in confraternite, alla ricerca di una più autentica e profonda adesione spirituale con l’Eterno. A causa del mantello di lana grezza che indossavano, quei religiosi vennero chiamati Sufi, “coloro che vestono di lana”.

Sono state proprio le popolazioni arabe a dare un fortissimo impulso alla ricerca alchemica iniziata in Occidente nel VII secolo. Il sufismo, nei secoli la via iniziatica più spirituale di tutta l’area musulmana, desiderava raccogliere e perfezionare il messaggio delle religioni rivelate, in cui riconosce il valore di essere manifestazioni di un’unica e primordiale religione.

Variazioni del simbolo compaiono proprio nelle tradizioni islamiche sufi, in particolare negli scritti del teologo, filosofo e giurista persiano Abu Hamid Ibn Muhammad Ibn Muhammad al-Tusi al-Shafi’i al-Ghazali (Tus in Khorasan, Iran settentrionale 1058 – 1111). Al-Ghazali contribuì molto al Sufismo e quando le sue opere furono tradotte nel XIII secolo, influenzò il pensiero medievale ebraico e cristiano. Grazie all’opera di traduzione voluta da Costantino l’Africano (1020 – 1087), nel XI secolo un gran numero di studiosi occidentali si rese conto dei grandi tesori culturali disponibili in lingua araba, e fra il XII e il XIII secolo apparve in tutta Europa una grande quantità di manoscritti di alchimia in latino, traduzioni integrali del testo arabo. All’epoca di Al-Ghazali, numerosi filosofi mussulmani studiarono e svilupparono punti di vista riguardo alla filosofia Greca, inclusa la filosofia neoplatonica, e ciò li portò al conflitto con parecchi insegnamenti Islamici. 

Sembra che intorno al XIV, a raccogliere e passare la “scienza dei nove punti”, rappresentazione archetipica del cuore, sia stato l’ordine Sufi Naqshabandi. L’umanità iniziò con il primo uomo, Adamo, e si sviluppò nel corso della rivelazione progressiva dello Spirito attraverso i 27 principali profeti della storia. E’ interessante notare l’analogia tra la Gerarchia Celeste del Medioevo Cristiano e Islamico.

Tornando dalle nostre parti, qualche anno dopo simboli molto simili all’Enneagramma appaiono nelle opere del mistico Ramon Lull (Palma de Mallorca 1235 – 1315) che aveva fatto studi religiosi e di filosofia greca e araba. Lull, dopo essere stato chiamato da Gesù e avere ascoltato una predicazione di San Francesco d’Assisi, iniziò la sua carriera di missionario cristiano laico, percorrendo mezza Europa, specialmente le coste del Mediterraneo, passando da Napoli, Pisa e Genova.

Dal XII al XIV secolo, lungo le coste orientali del Mediterraneo, accadde nuovamente l’incontro di diverse culture che comunicarono intensamente, non solo per cause commerciali e politiche, ma anche religiose ed esistenziali.

Anche Dante Alighieri (Firenze 1265 – Ravenna 1321) conosceva bene i nove punti. Il suo viaggio dell’anima descritto nella Divina Commedia si compone di tre momenti fondamentali, Inferno, Purgatorio e Paradiso, composti di nove livelli ciascuno. Nella discesa agli inferi visita le più profonde ferite diventate coazioni incontrollabili dell’ego e nell’ascensione della montagna ci conduce al limite estremo delle possibilità umane per poi visitare i cieli, gli stati superiori dell’Essere accessibili tramite l’iniziazione o la contemplazione.

Qualche anno dopo una figura a nove punte molto simile al nostro simbolo compare sul frontespizio del manuale Arithmologia scritto dal gesuita tedesco Athanasius Kircher (Geisa 1602 – 1680), dedito agli studi orientali, geologia e medicina.

Il primo a presentare in Occidente il simbolo come oggi lo conosciamo è stato intorno al 1913 il russo Georgi Ivanovitch Gurdjieff (1879 – 1949). L’utilizzo restò limitato all’ambito relativamente ristretto dei suoi discepoli, finché nel 1949 l’opera postuma di P. D. Ouspensky Frammenti di un insegnamento sconosciuto rese pubblica l’esistenza del simbolo. G. I. Gurdjieff, contemporaneo di Freud, lasciò intendere di essere stato introdotto nell’Enneagramma negli anni Venti in Afghanistan durante una sua visita a un monastero Sufi Naqshbandi. Grandshaykh Abdullâh ad-Daghistâni, 39° capo spirituale della confraternita, raccontò di avere ricevuto la visita di Gurdjieff cui passò parte della scienza dei nove punti, senza però il permesso di trasmetterla, soprattutto poiché Gurdjieff volle partire immediatamente.

In un’altra parte del globo, Oscar Ichazo, (Roboré, Bolivia, 1931) dal 1955 cominciò a insegnare l’Enneagono, come lui definì la figura divisa in nove parti, ponendo quindi l’attenzione non sul punto (gramma), ma sull’angolo (gonia), dichiarando di esserne giunto alla comprensione con i propri studi e ricerche indipendenti. Nelle interviste rilasciate ha sostenuto di avere avuto fin da piccolo delle crisi psichiche, di avere seguito un esperto di yoga e arti marziali, di essere stato iniziato da sciamani delle Ande, di avere studiato con un gruppo di mistici a Buenos Aires (forse la Quarta Via), di essere stato direttore della Biblioteca del Congresso Boliviano da quando aveva 19 anni e di aver viaggiato nell’Hindukush e nell’Afghanistan dove avrebbe rintracciato la stessa scuola incontrata da Gurdjieff. Nel 1964, di ritorno in Bolivia ha dichiarato di avere ricevuto la comprensione delle leggi che operano nel mondo e nell’essere umano, organizzate in modo complessivo nell’Enneagono.

Ichazo è stato il primo, almeno pubblicamente, a interpretare il simbolo per descrivere i differenti aspetti dell’esperienza umana. L’enneagono fa parte della sua filosofia della Trialettica e della Protoanalisi, un ampio insegnamento che comprende numerose tecniche e discipline ispirate a varie tradizioni e destinato allo sviluppo umano tramite la trasmutazione dell’energia e l’esplorazione dei livelli di coscienza. Nel 1968 ha fondato l’Istituto di Gnoseologia a Santiago del Cile, con un dipartimento ad Arica, un villaggio al confine fra Cile e Perù, dove insegnava che, fra altri livelli di interpretazione, i nove punti dell’Enneagramma si riferiscono a nove distinti ego-tipi.

La sua geniale versione dell’Enneagramma era molto lontana dall’essere una gamma fissa di stereotipi; per lui ogni tipo era chiaramente la descrizione di un processo fluido e sottolineava che tutti gli stili sono disponibili a ognuno di noi. La presentazione che Ichazo fa del proprio lavoro è cambiata nel tempo ed è oggi più completa e più ricca, sempre comunque lontana dalla linea popolare puramente tipologica, e poche sono le sue opere tradotte.

Mentre Gurdjieff applicava il processo dell’Enneagramma a tutta la realtà, con un’applicazione rudimentale all’essere umano, Ichazo usava la figura e le dinamiche del simbolo per spiegare il funzionamento della psiche. Nel 1969 tenne un corso per psicoterapeuti a Santiago del Cile, il cui tema era “L’Ennegramma come mappa della psiche umana e delle fissazioni caratteriali”. Fra i partecipanti c’era Claudio Naranjo (Santiago del Cile, 1932), psichiatra, psicoterapeuta e ricercatore associato presso l’Università del Cile e di Berkeley in California. Naranjo era giunto negli Stati Uniti all’inizio degli anni Sessanta finendo in prima linea della “rivoluzione della coscienza” e del movimento per il potenziale umano centrati principalmente in California, nell’area della Baia di San Francisco e presso l’Esalen Institute a Big Sur. Abbandonata l’accademia formale, Naranjo ha lavorato con Fritz Perls, il fondatore della terapia Gestalt, con Idries Shah, insegnante di Sufismo, e con numerose idee psicologiche e spirituali.

Naranjo e lo scienziato John Lilly frequentarono un seminario di dieci mesi alla scuola di Oscar Ichazo ad Arica; dopo sette mesi Naranjo sostenne di aver realizzato il satori (con questo termine, Ichazo non intendeva l’Illuminazione, ma solo un potenziato senso di benessere fisico e psicologico) e fu cacciato dal gruppo, mentre Lilly rimase un mese in più.

Nel 1971, Ichazo fondò l’Istituto di Arica a New York, assicurando il satori al prezzo di 3.000 dollari. I media gli diedero ampio spazio e da lì a breve uscì libro di Lilly, The Center of the Cyclone, che raccontava dell’addestramento spirituale presso l’istituto cileno di Ichazo.

Naranjo riconobbe il potere dell’Enneagramma come strumento psicologico e il suo potenziale come parte di un serio lavoro spirituale e, pur avendo fatto come tutti i partecipanti voto di riservatezza a Ichazo riguardo alle informazioni ricevute nel suo Istituto, portò le teorie del boliviano a Esalen e nel 1969 istituì la sua scuola, il SAT (Seekers After Truth, Ricercatori di Verità, lo stesso nome che Gurdjieff nella sua biografia Incontri con uomini straordinari, dava al gruppo di amici con i quali aveva esplorato l’Asia da giovane e, interessante coincidenza, anche una delle tre sillabe sacre che designano Brahaman nei Veda, quella che indica l’atto degno di lode, la costanza nel sacrificio, l’offerta e la penitenza, di cui Brahaman è la meta). Naranjo rielaborò le descrizioni fondamentali degli enneatipi (termine da lui coniato) in modelli di carattere psicologicamente coesivi, le codificò nel linguaggio psicologico contemporaneo, intrecciò il suo distillato di esperienza da varie tradizioni con l’intuizione e su queste basi mise insieme la sua teoria, introducendo così l’Enneagramma negli ambienti della psicologia contemporanea occidentale e diventando la fonte di quasi tutta l’informazione pubblica riguardo al sistema negli anni a venire.

Gli incontri degli studenti con Naranjo, che inizialmente avvenivano nel cortile della sua casa di Berkeley, raccolsero in breve tempo centinaia di allievi, cui Naranjo a sua volta fece giurare di non insegnare il sistema senza il suo permesso. Faceva parte di quel gruppo originario la sua compagna Kathleen Riordan Speeth, figlia di due allievi diretti di Gurdjieff, la quale abbandonò la Fondazione Gurdjieff per il SAT, portandosi dietro le proprie ampie conoscenze delle tecniche gurdjieffiane. Erano in quel gruppo originario anche Sandra Maitri e Hameed Alì, che scrive con lo pseudonimo di A. H. Almaas, e che anni dopo, alla fine degli anni Settanta, formalizzò la propria comprensione nel sistema del Diamond Approach alla Realizzazione Interiore e cominciò a lavorare con un piccolo gruppo di studenti a Boulder, in Colorado.

Nel 1975 Naranjo si staccò gradualmente dal SAT e lasciò gli Stati Uniti per continuare la sua attività prima in Sud America e poi in Spagna. La sua ex compagna continuò a tenere da sola seminari fino alla metà degli anni Ottanta quando decise di cessare l’insegnamento.

Helen Palmer scoprì l’Enneagramma ai corsi di Kathleen Speeth e creò subito la propria scuola di tipologia e di “psico-tecnologie” e “tecnologie spirituali”.

Insieme a lei c’era padre Robert Ochs che introdusse presso la Loyola University di Chicago il primo corso sull’Enneagramma accettato dalla Chiesa Cattolica.

Tramite Ochs l’Enneagramma trovò la via nella formazione all’interno della comunità gesuita, in cui Jerome WagnerMaria BeesingRobert NogosekPatrick O’Leary, Don Richard Riso, padre Richard Rohr, padre Andreas EbertKathleen HurleyTeodhore DonsonSuzanne Zuercher e altri lo hanno conosciuto.

Anche Padre Ochs richiese il vincolo di segretezza ai partecipanti dei corsi, nonostante ciò il discepolo padre Pat O’Leary rese pubblico ciò aveva compreso sull’Enneagramma pubblicando il primo libro ufficiale. A questo volume seguirono vari testi di Don Richard Riso che in seguito cominciò a lavorare in collaborazione con Russ Hudson, ex studente della Quarta Via, numerose pubblicazioni di Helen Palmer e più tardi dello stesso Naranjo, dei suoi allievi e degli allievi dei suoi allievi e di chi aveva letto i loro libri.

L’Enneagramma ha cominciato così a essere divulgato al vasto pubblico, diventando ampiamente conosciuto in vari campi come tipologia delle personalità. Lungo il percorso molte informazioni sono andate perse, altre sono state dissimulate o deformate, talvolta in buona fede, talvolta no.

Nel 1989 Ichazo ruppe il silenzio e denunciò Naranjo, O’Leary e altri religiosi reclamando i diritti di copyright sull’Enneagramma; dopo due anni denunciò per gli stessi motivi anche Helen Palmer e in entrambi i casi la corte reputò gli argomenti inconsistenti.

Negli anni successivi sono avvenuti significativi scambi di accuse e invettive fra Naranjo e Palmer e varie prese di posizione dalle varie scuole che nel frattempo si sono costituite. Ciò che purtroppo è accaduto nelle rivendicazioni di paternità, nelle appropriazioni non sempre legittime e nelle contese di copyright per lo sfruttamento commerciale, è la dimenticanza di essere solo “vie di trasmissione” e di fornire solo parziali interpretazioni di una conoscenza che non potremo mai comprendere limitandoci alla dimensione della nostra reattività caratteriale.

Come possiamo notare, la traccia della trasmissione del simbolo rimane poco chiara prima di Gurdjieff e Ichazo, ed è indubbio che come oggi è conosciuto al grande pubblico possiede solo un lontano rapporto con l’eredità filosofica e spirituale di cui fa parte.

E’ comunque interessante che la cartografia dell’ego proposta dai Sufi, dai Padri del Deserto, dalla Cabala o dai Gesuiti, trovi integrazione con considerazioni della psicologia moderna e della scienza contemporanea. Il fatto che persone di tutto il mondo possono riconoscere questi nove aspetti nelle loro culture natali, anche se ne consideriamo la lettura puramente psicologica, esprime che l’Enneagramma tocca qualcosa di universale nella natura e nel funzionamento degli esseri umani che ha il potere di metterci a nudo e di annullare incomprensioni e separazioni.

Come antropologa, credo che questo sia possibile perché l’Enneagramma descrive in modo straordinario ciò che tutte le religioni e filosofie hanno in comune nel loro nucleo originario, ciò che le vie spirituali riconoscono da sempre: il nostro essere esseri che hanno dimenticato la loro origine divina e che per ricordarla hanno innanzi tutto bisogno di riconoscere ciò che li separa da se stessi e Dio.

Maura Amelia Bonanno

Fonti: 

– Shaykh Muhammad Hisham Kabbani, Classical Islam and the Naqshbandi Sufi tradition, Islamic Supreme Council of America, 2003

– Sandra Maitri, The Enneagram of passions and Virtues, Penhuin Books, 2005

– Walter Catalano Enneagramma: la ricettazione di un simbolo, 1999 

– Olivier Clouzot L’Enneagramme à la lumière de l’Enneagone 

– Interview with Oscar Ichazo, Arica Insitute, 1982

– Michael Goldberg: Travels with Odysseus: Uncommon Wisdom from Homer’s Odyssey, Circe’s Island press, 2005

– Jerome P. Wagner Enneagram Spectrum of Personality Styles: An Introductory Guide, Radius press, 1996

– Carlo Casasola, Lo Gnosticismo e la Gnosi, Gorizia, 1999

– Samkara, Vivekacudamani: il gran gioiello della discriminazione (traduzione dal Sanscrito e commento di Raphael), Edizioni Asram Vidyā, Roma, 1981 

– Gisella Melluso, Il libro dei mantra, Demetra, Verona, 1996

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