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Newsletter aprile 2018

Questo mese voglio tracciare gli aspetti principali dell’Enneagramma contemporaneo. Sappiamo che l’origine del disegno è oscura e che nessuno può rivendicarne la proprietà o l’interpretazione esclusiva, mentre il corpo di conoscenza e la saggezza che contiene sono un incredibile concentrato e integrazione delle comprensioni filosofiche e matematiche di diverse epoche storiche e culture.

Ci sono molti modi di guardare l’Enneagramma. G.I. Gurdjieff affermava che tutto in natura è creato e sostenuto da vibrazioni e che il disegno dell’Enneagramma rappresenta il simbolismo numerico delle leggi che regolano tutti i processi: il triangolo interno che collega i punti tre, sei e nove esprime la “Legge del tre” e la figura composta dai sei punti rimanenti, che mi piace chiamare exade (exade significa serie di sei numeri), esprime la “Legge del sette”. La Legge di tre determina il carattere e la natura di una vibrazione, l’universale “triplicità” di forze attiva, passiva e neutralizzante in tutto ciò che esiste, proprio come l’atomo è formato da protoni elettroni e neutroni. La Legge del sette, o dell’ottava, determina il modo in cui interagire sviluppando e modificando le vibrazioni, mostra i punti della scala in cui la frequenza della vibrazione aumenta o diminuisce e richiede un cambio di direzione nel processo.

Secondo J.G. Bennett, studente di Gurdjieff che ha approfondito questa lettura e utilizzo di questo Enneagramma, chiamato “dei processi”,  il disegno è stato sviluppato da matematici del XV secolo per descrivere i principi connessi alla nuova scoperta del punto che separa l’intero dai decimali in cui la circonferenza simboleggia lo zero. Non dimentichiamo che lo schema numerico su cui si basa l’Enneagramma è il sistema metrico decimale, infatti 3 + 7 = 10, numero di riferimento del sistema per cui non esiste simbolo.

Il cerchio dell’Enneagramma rappresenta anche l’unità, l’essere sistema organico e dinamico di ciò che stiamo esplorando. Se il cerchio è l’umanità, possiamo riconoscere nove tipi di personalità, se è l’individuo, possiamo riconoscere nove diversi aspetti dell’esperienza di tutti gli esseri umani. Questo significa tutti conteniamo un Enneagramma e tutti possiamo riconoscere in noi stessi i nove punti descritti dalla mappa in momenti o contesti diversi della nostra vita. Uno di questi nove punti è dominante dalla nascita, diventerà il nostro tipo e rimarrà lo stesso per tutta la vita, mentre gli altri otto dipendono dal contesto in cui nasciamo, dall’ambiente in cui siamo educati, dai condizionamenti culturali di cui siamo inevitabilmente permeati. Il tipo dell’Enneagramma ci indica cosa osservare in noi stessi: conoscere il proprio tipo offre un modo per fare attenzione a ciò che accade quando passiamo da un livello di consapevolezza a un altro.

Il fondamento della Quarta via di G.I. Gurdijeff è nella distinzione tra essenza e personalità, tra vero e falso sé, vera e falsa personalità, tra essere reale e condizionato con cui ci identifichiamo nella coscienza ordinaria di esseri addormentati nella dimenticanza di sé. Come conseguenza nella teoria dell’Enneagramma come passata da Oscar Ichazo a Claudio Naranjo sono stati sviluppati due insiemi di Enneagrammi: uno descrive le caratteristiche specifiche dell’esperienza soggettiva e l’altro descrive equamente le caratteristiche specifiche dell’esperienza oggettiva. Il primo è quello comunemente chiamato Enneagramma delle personalità, l’altro insieme è un Enneagramma che considera l’esperienza umana oltre la struttura della personalità, l’esperienza illuminata. L’Enneagramma delle Fissazioni e l’Enneagramma delle Idee Sacre sono collocati al Centro della testa poiché si riferiscono alle nostre credenze e interpretazioni soggettive della realtà: le Fissazioni descrivono le caratteristiche delle lenti che filtrano, distorcono e oscurano la nostra visione della realtà nel nostro funzionamento mentale ordinario e le Idee Sacre la visione della realtà senza occultamenti. Gli Enneagrammi delle Passioni e delle Virtù si riferiscono al Centro del cuore poiché riguardano i nostri stati emotivi e affettivi: le Passioni descrivono l’ambiente emotivo ordinario di quando siamo identificati con la nostra storia e la falsa immagine di sé e le Virtù di quando ci liberiamo da questa prigione. Le passioni, il nostro stato emotivo, come ci sentiamo, sono intimamente connesse e dipendono dalle fissazioni, da come non vediamo le cose come sono, dalla nostra peculiare percezione deformata della realtà. Gli Enneagrammi collocati nel Centro delle viscere si riferiscono alla spinta dei tre istinti di sopravvivenza legati a diverse aree della vita: conservazione di sè, sessuale/attrazione e sociale/adattamento. Più la nostra coscienza è identificata con la visione soggettiva distorta e con la conseguente prigione emotiva, più questi istinti sono da ciò alimentati e distorti. Più siamo liberi dai meccanismi automatici, più queste pulsioni ci informano e funzionano in modo sano e soddisfacente.

Claudio Naranjo insegna che ognuno di noi ha sensibilità per una particolare Idea Sacra attraverso cui filtra gli impatti della prima infanzia e che le strutture psicologiche sorgono come risposte e strategie per gestire l’illusione di distacco da questi particolari aspetti della natura divina verso cui si è particolarmente ricettivi. Queste risposte sono quelle che portano alle nove diverse percezioni incomplete della realtà che diventano credenze distorte e fisse riguardo a come le cose sono e che stanno alla base dei nove tipi descritti dall’Enneagramma. Mentre la struttura si sviluppa, gradualmente diminuisce l’accesso alla pienezza della nostra vera natura. Oscar Ichazo definiva le fissazioni come “specifici difetti cognitivi, sfaccettature di un sistema illusorio nell’ego” e Claudio Naranjo come un errore cognitivo e un oscuramento ontico, cioè che la nostra percezione dell’essere è oscurata e sostituita da un costrutto mentale della realtà.

La manifestazione di questa struttura che diventa il nostro io dominante, il nostro tipo, è caratterizzata da specifiche idee, emozioni e comportamenti attribuiti ad altri. E’ come se fossimo una sorta di computer indotto elettronicamente a ripetere solo una parte del programma e a proiettarlo fuori. Questa falsa personalità permette di gestire benissimo la vita ordinaria, mirando però solo alla sopravvivenza in un’esistenza circoscritta e superficiale e non all’evoluzione e al progresso individuale e collettivo.

Se non ci fosse possibilità di trasformazione e crescita non sarebbe né interessante, né necessario sapere come funzioniamo. L’Enneagramma è utile se conoscere il proprio tipo mette in discussione dando la possibilità di cambiare, se lo applichiamo nelle nostre vite, se ci aiuta a essere persone migliori. In questa prospettiva, gli aspetti dominanti del carattere che operano in modo automatico sono le vie di accesso alla riscoperta della nostra vera natura, alle nostre abilità naturali. Invece di cercare di separarsi o di allontanarsi dal materiale che inevitabilmente all’inizio è considerato scomodo, è possibile coinvolgerlo attivamente. Se ci immergiamo nei contenuti delle nostre coscienze, senza né spingere, né respingere ciò che incontriamo, è possibile che livelli più profondi di esperienza si rivelino, scoprendo chi e che cosa siamo realmente al di là della nostro storico e famigliare senso di noi stessi. L’Enneagramma non si rivolge a chi cerca comprensione potenziale e spiegazioni senza percezioni interiori e personali. Affinché questo indagare sia trasformante, l’esplorazione mentale non basta, deve coinvolgere ben più di una intuizione intellettuale riguardo a noi stessi: è necessario essere in contatto con la totalità della situazione presente, inclusa quella emotiva e fisica in modo che le comprensioni sorgano dalla diretta esperienza. Per questo la via del ritorno parte sempre dal corpo, dal Centro di intelligenza delle viscere ed è necessario che questo processo che Gurdjieff chiamava il Lavoro accada in gruppo perché non si possono rompere gli schemi da soli. Ovviamente bisogna volerlo, perché senza intenzione sincera possiamo solo fingere di voler uscire dalla prigione in cui ci muoviamo, essere le persone più adattate, funzionali e valutate dalla società in cui operiamo, seguire copioni prevedibili in cui puntare il dito sugli altri per sentirci a posto, senza mai iniziare a vivere davvero la nostra vita.

Che la Pasqua sia un momento di meditazione interiore, di vera pace con sé stessi, di vera speranza, di coraggio.

Maura Amelia Bonanno