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Newsletter novembre 2025

Questo mese voglio proseguire in una direzione che ritengo coerente con l’argomento del mese scorso, che è stato la complessità, e dedicare qualche riflessione a riguardo dell’utilizzo del linguaggio e delle parole. 

Tutte le parole che utilizziamo quotidianamente sono intrinsecamente separanti. L’essere umano ordinario conosce solo due forze che emergono da una coscienza addormentata, quella del si e quella del no, dell’affermazione e della negazione, della luce e dell’ombra. Il linguaggio che le caratterizza è intriso di errori, conflitti, peccato, cause, colpe. E sappiamo quanto i limiti del linguaggio sono limiti della visione del mondo.

I tipi descritti dall’Enneagramma, proprio per il loro essere macchina e costrutto della mente ordinaria, possono solo parlare questa lingua meccanica e antitetica. Il lavoro con l’Enneagramma, per come lo comprendo, è quello di lavorare per conoscere la macchina e al contempo nutrire lo spazio di libertà da essa nelle esperienze quotidiane. In questo si impara ad avere un atteggiamento orientato al riconoscere una terza forza, quella che ci ha ricordato Gurdjieff. Ogni manifestazione nell’universo è l’incontro di tre forze, non di due: una forza attiva che spinge, una forza passiva che resiste e una forza neutralizzante che armonizza, riconcilia e trasforma. Quando questa terza forza entra nella nostra coscienza il conflitto si scioglie, le forze opposte si annullano e sperimentiamo unità. Lo stato oltre l’antinomia non ha il linguaggio ordinario e meccanico, quello della dualità in cui le parole dividono, bensì è unificante. Risponde a una visione del mondo più ampia, utilizza termini e verbi che riorganizzano la realtà come una.

Agganciandomi al tema della newsletter del mese scorso, il lavoro con l’Enneagramma invita a superare la dialettica classica che cerca una sintesi nella tesi e nell’antitesi: propone l’apertura alla terza forza che non media, bensì trasforma. Invita a vedere e ricordare qualcosa che è sempre presente, a integrare e unificare.

Le parole che qualsiasi tipo dell’Enneagramma utilizza – che sono specifiche per ogni tipo e in cui il tipo si identifica – sono invece polarizzate. Definiscono vero e falso, bene e male, vita e morte, successo e fallimento, ragione e torto, virtù e peccato, sbagliato o corretto, fallimento o successo. Nel lavoro con l’Enneagramma, mentre conosciamo sempre meglio il funzionamento della macchina e pratichiamo per nutrire spazio interiore, è anche possibile portare attenzione alle parole che utilizziamo nel nostro dialogo interno e nella comunicazione con gli altri. È possibile accorgersi della trappola, fermarsi, orientarsi verso la sospensione dell’interpretazione e dell’opinione, lasciare lo spazio e il silenzio interiori in cui la coscienza può vedere senza reagire. In questa pratica una buona conoscenza dei segnali del proprio corpo è un sostegno enorme poiché le nostre cellule risuonano con la vibrazione delle parole e rispondono in modo molto chiaro attraverso sensazioni.

Una pratica molto potente è per esempio quella proposta da Ken Wilber nel suo Approccio Integrale, di fare attenzione ai pronomi utilizzati nella quotidianità. Quindi utilizzare il primo pronome singolare io quando si parla di se stessi, il secondo pronome singolare tu quando si parla dell’interlocutore, il pronome neutro quando si generalizza, eccetera. Non è un semplice esercizio di stile, bensì è una pratica che permette di abitare la propria esperienza, che trasforma profondamente il senso che abbiamo di noi stessi, delle nostre esperienze, degli altri, delle relazioni, del mondo e della vita. 

In questo processo di re-indirizzamento delle energie, l’atteggiamento è fondamentale e la ripetizione è necessaria. Qualsiasi cambiamento che porti a una trasformazione inizia con una modifica cosciente di atteggiamento. Qualsiasi abitudine si costruisce e si cambia con la ripetizione. Nell’ossessione consumistica che caratterizza questo tempo siamo stimolati a evitare la ripetizione, a cambiare velocemente l’oggetto dell’attenzione, a credere di approfondire un argomento con un Tweet, a illuderci che una variazione di stato occasionale sia trasformazione interiore solida. Se è vero che tutti i movimenti dell’universo rispondono a una direzione a spirale, ripetere non significa andare indietro, bensì sperimentare un altro livello di coscienza per gli stessi concetti o situazioni, vedere di più rispetto all’esperienza precedente, nutrire una trasformazione liberatoria. Riguardo all’atteggiamento è necessario orientare la coscienza verso una direzione differente da quella che ci imprigiona, quella della terza forza che invece di dividere unifichi, che invece di limitare ampli, che invece di condannare accetti. Quella di un linguaggio neutro che non sceglie tra le polarità, bensì che le trasforma a un livello più libero, superiore a entrambe. Nella quotidianità significa per esempio che invece di essere inclini a evidenziare l’errore, vogliamo riconoscere apprendimenti che ci aprono prospettive e strade diverse e più in armonia con noi. 

Il Lavoro con l’Enneagramma e con il Movimento Somatico per me è un processo di trasformazione della percezione proprio ritornando e ritornando sui principi fondamentali, su un piano ogni volta più alto, imparando a lasciare sempre più spazio alla terza forza, unica via per uscire dal costante conflitto interiore. Le parole nuove nel tempo non solo assumono un diverso significato, ma pronunciarle ha anche un impatto nel nostro modo di pensare e nel senso di noi stessi e del mondo perché sono oltre la logica duale imposta dal piano orizzontale dell’esistenza. Nel Lavoro con l’Enneagramma e con il Movimento Somatico, per come io li vivo e propongo, impariamo a comprendere invece di condannare, a comunicare come processo e non scambio di opinioni, a pensare a tutta la manifestazione come una dinamica, a vedere e rivedere di più e meglio, all’individuo come organismo in un organismo, alla crisi come possibilità, a riunire anziché dividere, a lasciare spazio per riconoscere la riconciliazione negli opposti.

Quindi il Lavoro è anche tanto una rieducazione del linguaggio. E il linguaggio è uno strumento di potere: quando muta il linguaggio, muta la forma del mondo.

Maura Amelia Bonanno