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Newsletter marzo 2021

I primi giorni di gennaio 2020 camminavo per le strade di Pechino, mi godevo i numerosi paradossi di quel popolo, erede di una delle culture più antiche e influenti del pianeta, mentre mi arrivavano dei lampi di pensiero, sensazione ed emozione che non dimenticherò mai. Osservavo automi che camminavano veloci senza sguardi, nascosti dietro a mascherine che lasciavano vedere solo occhi fissi in avanti o a terra. Anche nelle vie più affollate, il suono era unicamente quello del traffico. I lampi di pensiero erano quelli di un modello di società verso cui tutto il pianeta si stava dirigendo, la sensazione era quella che non mancasse molto all’attuazione di questo schema globale e l’emozione era quella dell’angoscia per l’ineluttabile disastro umano. Qualcosa di me sapeva cosa stava succedendo pur non sapendo come e in che tempi sarebbe successo. 

Meno di due mesi dopo quando è stata annunciata la pandemia e la prima chiusura, il mio pensiero è andato immediatamente all’imminente obbligo di un vaccino su scala mondiale, la sensazione è stata quella di essere a una svolta senza ritorno verso una trasformazione radicale della nostra cultura e l’emozione la stessa di due mesi prima, paura di ritrovarmi intrappolata in un sistema che non corrisponde ai miei valori, ansia per qualcosa che non sapevo se sarei stata in grado di collocare nella mia vita, angoscia per l’ineluttabile.

Rimane un mistero se è nella mia natura o un’attitudine imposta dalla vita che qualsiasi cosa succeda e qualsiasi esperienza io viva è per me un’opportunità di crescita e liberazione. La mia priorità è diventata quella di essere disponibile a scoprire come la situazione potesse – e possa – essere utile a un’evoluzione mia e globale.

Ci sono tantissimi motivi per avere ansia o paura, continuamente. Per credere o immaginare di non avere abbastanza risorse economiche o fisiche adatte a gestire il quotidiano o il futuro, per un cruccio passato che si può ripetere, per un dolore emotivo da separazione e distacco che sembra senza fine, per un governo che non governa, per un cambiamento climatico, per un vicino di casa che non condivide gli stessi valori umani. L’ansia, la paura e l’angoscia sono parte inevitabile della nostra vita terrena e finita. Che le sentiamo o meno, esistono nel nostro sistema nervoso con moltissime sfumature e gradi. Sono esperienze umane che non possiamo evitare, ma che possiamo imparare a conoscere e cui possiamo provare a dare un senso reale che va oltre l’immediato momento in cui accadono, un senso che abbraccia l’esistenza e che abbia effetto nella coscienza e nella nostra qualità di vita.

L’attuale situazione che il nostro pianeta sta vivendo – connessa alla questione pandemica, politica, economica e soprattutto sociale – ha acceso un enorme faro sulla paura. È un’occasione enorme e preziosa per imparare a conoscere che cosa davvero temiamo, per essere presenti ai reali limiti e risorse che abbiamo in noi stessi, per essere più liberi dall’esserne intrappolati. Il livello di consapevolezza della propria paura e della paura sociale è una chiave fondamentale per evitare di subirle ciecamente. Nell’immediato questa consapevolezza non cambia la realtà esterna che ha scatenato e illuminato questi luoghi interiori nascosti, nell’immediato cambia radicalmente il modo in cui interiormente li visitiamo e li gestiamo. Tuttavia a lungo termine questo processo individuale ha il potere di portare anche a un cambiamento sociale e culturale. Così come l’individuale soccombere in modo inconsapevole agli schemi automatici interiori e alle presunte cause esterne della propria sofferenza conduce la società nella direzione di maggiore prigionia generalizzata e normalizzata.

Quando la conoscenza di noi stessi e la visione della realtà sono ristrette e limitate a una sola fetta della realtà ci sentiamo costretti e limitati da qualcosa di esterno, viviamo come se il nostro stato non dipendesse da noi. Meno vediamo e più soffriamo per causa altrui. Conoscere se stessi nei propri automatismi e risorse all’inverso serve a riconoscere più dimensioni della realtà e a sperimentare maggiore libertà interiore e possibilità di scelta. Non significa che le costrizioni esteriori spariscono, bensì significa che sono vissute con minore senso di totalità e costrizione e maggiore responsabilità per noi stessi e per il mondo. Nulla, proprio nulla fuori da noi è la causa delle nostre reali sofferenza e libertà.

Nella versione orizzontale della mappa dell’Enneagramma Il tipo definisce il modo in cui trattiamo la nostra mente, le emozioni, le sensazioni, le pulsioni, come gestiamo i momenti felici e sereni e quelli difficili o la tensione. Il problema non è avere un tipo o uno schema caratteriale perché tutti siamo narcisisticamente identificati con ciò che ci intrappola, bensì credere di essere solo quello schema, reputarsi solo una serie di percezioni, comportamenti, pensieri e reazioni apprese, automatiche e abituali che viviamo come normali. A definire il nostro tipo non è ciò che proviamo, ma come tendiamo a interpretare, reagire o rispondere a ciò che proviamo. Così come a indicare la nostra consapevolezza del momento non è quanto bene o male ci sentiamo, ma quanto è ampia o ristretta la prospettiva da cui riconosciamo e viviamo il nostro stato interiore.

Gli accadimenti traumatizzanti della vita, individuali o collettivi come quello stiamo vivendo, risvegliano inizialmente la paura di perdere un mondo conosciuto che, pur essendo una prigione di schemi automatici di sopravvivenza, ci rassicura illusoriamente. Possiamo scegliere di fermarci lì, alla punta dell’iceberg, incolpare le cause esterne del nostro stato interiore e di come viviamo. Lamentarci, arrabbiarci con chi ha rotto l’incantesimo, sperare che ci ridiano la cella cui eravamo abituati, attendere un salvatore al governo o dal cielo, vivere nell’ansia rispettando regole imposte in modo cieco sperando che passi, adottare un altra prigione, aspettare un vaccino risolutore.

Oppure possiamo cogliere l’occasione che permette di andare oltre la superficie delle cose e scoprire che questa paura ha radici profonde nell’esperienza negativa di qualcosa di terribile che tutti abbiamo registrata nel nostro sistema nervoso, il momento catastrofico di caduta dalla grazia di questa vita terrena. Sotto all’ansia o alla paura per contingenze c’è una paura fondamentale che riguarda la perdita di esperienza di connessione con la nostra anima. La mappa dell’Enneagramma, specificatamente nell’approccio sviluppato da Riso-Hudson, nella sua lettura orizzontale descrive 9 paure fondamentali inesorabili che per quanto cerchiamo di eludere o gestire esistono come luoghi fondanti del nostro essere umani. 

La Paura Fondamentale del nostro tipo è quella in cui temiamo di cadere senza ritorno, la più profonda e meno riconoscibile soprattutto per chi è all’inizio del percorso di conoscenza di sé. Per nulla facile perché la paura della paura è un potente piccolo drago che con un buon gioco di luci diventa enorme. Invece riconoscerla è importante perché nasconde un potenziale di liberazione e spazio enorme. Spesso è un viaggio di esplorazione che è difficile fare da soli. 

Utilizzando la mappa dell’Enneagramma, la radice di tutte le nostre ansie, paure e angosce è nell’area della sopravvivenza, nella nostra finitezza fisica. È quella più difficile da accettare. L’Enneagramma descrive anche un livello emotivo e un livello mentale che a essa necessariamente si associano. Se consideriamo l’aspetto emotivo, indipendentemente dal tipo in cui ci riconosciamo, ci sono nove paure fondamentali.

La paura fondamentale del tipo Nove è quella di essere frammentato dentro, sconnesso e separato da tutto il suo mondo conosciuto, di non esistere, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può dargli senso di interezza, stabilità interiore  e pace.

La paura fondamentale del tipo Otto è quella di essere senza vita, morto, impotente e vuoto, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può farlo sentire davvero forte, vero e vivo.

La paura fondamentale del tipo Uno è quella di essere cattivo, corrotto, dannato, condannabile e caotico, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può farlo sentire davvero integro, virtuoso e allineato col giusto e il sacro.

La paura fondamentale del tipo Tre è quella di essere senza valore intrinseco, inutile e inadeguato, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può farlo sentire davvero di valere ed essere utile.

La paura fondamentale del tipo Due è quella di essere senza amore, indegno d’amore, che non ci sia amore, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può farlo davvero sentire di essere uno con l’amore, di essere una fonte d’amore per il mondo.

La paura fondamentale del tipo Quattro è quella di non avere identità o significato personali, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può fargli davvero trovare il suo vero sé e il suo significato personale.

La paura fondamentale del tipo Sei è quella di essere perso senza orientamento, sostegno e guida, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può fargli davvero trovare terreno, direzione e un orientamento affidabile.

La paura fondamentale del tipo Cinque è quella di essere perso nell’ignoranza e la mancanza di senso, incapace di riconoscere cosa è vero e reale, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può fargli davvero comprendere la realtà e scoprire l’essenza delle cose.

La paura fondamentale del tipo Sette è quella di essere deprivato, insoddisfatto e intrappolato nel dolore emotivo, e nulla fuori da se o di ciò che si sforza di fare può farlo sentire davvero felice, libero, soddisfatto e appagato.

Quanto possiamo contattare, abbracciare, accogliere e sentirci più grandi di queste paure dipende dalla nostra intenzione e dal livello di consapevolezza. La buona notizia è che la consapevolezza si allena. E di questo aspetto e di quello mentale e istintivo ne scriverò i mesi prossimi.

Come ho scritto poco sopra, è un viaggio di esplorazione difficile fare da soli. Mi permetto quindi una nota finale che riguarda etica, deontologia e professionalità nel mondo dell’Enneagramma (e in realtà di molti altri settori). Sto ricevendo sempre più spesso inviti a formazioni in Enneagramma che rilasciano certificati di abilitazione all’insegnamento e robe simili in poche ore di corso. Alcuni sono copia-incolla di testi delle dispense della formazione dell’Enneagram Institute di cui sono unica rappresentate e unica autorizzata all’insegnamento del programma in Italia o riproduzioni del programma stesso o di porzioni intatte del mio libro.

Non esiste alcuna regolamentazione circa l’insegnamento e i riconoscimenti in questo settore, chiunque può inventarsi qualsiasi cosa e proporre la qualunque. Io mi prendo la responsabilità di ciò che trasmetto sapendo che non mi appartiene e che chi lo riceve forse si prenderà la propria per ciò che ne farà. In Italia abbiamo ottimi insegnanti con una formazione adeguata che hanno un continuo lavoro su se stessi, che trasmettono la propria esperienza e che non hanno bisogno di fare scempio di questa mappa e della buonafede di chi desidera intraprendere con essa il delicato lavoro di introspezione e crescita. Mi sento di invitare alla discriminazione e alla cura di chi si sceglie come riferimento per il proprio percorso interiore, soprattutto come quando in questo caso tocca l’anima. Ricordando che le nostre scelte non sono mai solo nostre, bensì hanno un potente riverbero in tutti gli esseri viventi.

Buon ingresso nella primavera.

Maura Amelia Bonanno