Skip links

Newsletter gennaio 2026

Una delle esperienze che facciamo nel nostro punto Sette dell’Enneagramma è quella del caos. Ci sentiamo confusi, nel trambusto, in un mondo disordinato in cui cose, azioni, sentimenti e idee si mescolano senza chiarezza ne di identità, ne di ruolo. Tutto sembra in balia del caso. Viviamo in una sorta di indeterminazione che percepiamo come pericolo, in cui l’intelletto non riconosce, l’emozione è impetuosa e la volontà è inibita. Il caos è intollerante per tutti.
Nessuno può sentirsi a proprio agio in questa situazione, neppure chi identifica il punto Sette come dominante. Tutti, non importa in quale tipo di personalità ci riconosciamo, resistiamo al caos, chi emotivamente, chi mentalmente, chi energicamente. Tutti cerchiamo di evitare di sentirci persi o fuori controllo. 

Se riflettiamo, ci rendiamo conto che  sempre la vita stessa e tutto l’universo appaiono all’esperienza individuale come caos. La maggior parte delle tradizioni spirituali e delle religioni, inclusa quella della psicologia, sono tentativi di ordinare e dare senso all’aleatorio attraverso sistemi di credenze. Possiamo ricorrere alla terapia quando ci sentiamo sopraffatti al lavoro oppure confusi nella relazione, cercare risposte spirituali o filosofiche quando abbiamo dei dubbi oppure non sappiamo più chi siamo e cosa vogliamo. Possiamo ricorrere ai farmaci quando il disagio è troppo da sopportare. Tutto questo va benissimo, tuttavia è proprio la stessa resistenza al caos che ci spinge a cercare aiuto, risposte e soluzioni alle nostre domande e dubbi.

Fatta eccezione per un paio di correnti religiose che propongono il caos come forza creativa, come il Wabi-sabi giapponese che celebra l’imperfezione e lo Shintoismo che vede il caos naturale come parte del cosmo, in tutte le culture del mondo il caos è considerato follia, pazzia, qualcosa da cui in modo reattivo automatico stare lontani o di cui liberarsi. Il disagio è considerato negativo, dobbiamo rimanere sul pezzo, stare calmi, gestire le situazioni, controllarci e controllare. Perché? Cosa c’è di male nel lasciare scorrere flussi di energia nel corpo? 

Gurdjieff diceva che gli individui hanno un numero limitato di posizioni, sia fisicamente, sia psicologicamente. Questo significa che il nostro sistema interiore ha una rigidità che permette pochissime esperienze soggettive. L’esperienza interiore vissuta come caos limita le nostre possibilità di trovare un altro ordine superiore.  Quando l’identità vuole rimanere stabile si adatta a differenti strategie psico-spirituali che fanno si che gli schemi energetici interiori si solidifichino e creino una struttura  caratteriale rigida.

L’attrazione verso l’evitamento del caos e verso un ordine interno fisso porta verso schemi ripetitivi che ci allontanano sempre più da noi stessi. Le nostre abitudini croniche a nascondere le nostre emozioni, pensieri e sensazioni dietro a un sorriso o a un pianto ci muove sempre più lontano da ciò che davvero siamo. Senza la coscienza dei movimenti interiori le attrazioni saranno sempre fatali perché portano sempre alle stesse limitazioni.

Nel percorso di liberazione interiore a un certo punto è richiesta la disponibilità a navigare nel caos, unica possibilità di conoscere forme di ordine molto più sottili. Il caos che sperimentiamo come individui, quando accolto e vissuto, lascia emergere la vacuità di un campo unificato, di uno spazio interiore che veicola informazioni nel piano verticale.

Lavorare con l’Enneagramma per ampliare la coscienza significa anche ricordare che ogni tipo è l’espressione di una attrazione e di un legame particolari verso una specifica energia. Un’organizzazione di preconcetti che interpretano le esperienze mentre le determinano. Il sistema di credenze di ogni tipo definisce i parametri di controllo, i limiti dei pregiudizi che costruiscono confini all’esperienza per evitare il caos e mantenere un senso interiore di equilibrio conosciuto. Respingere il caos porta separazione, spinge a organizzare se stessi, la vita e l’universo in modo isolato, alienato e doloroso. I tipi dell’Enneagramma descrivono proprio questo piano orizzontale in cui ci sforziamo di rimanere in ciò che è familiare e ci fa sentire, apparentemente, a nostro agio. Integrare il piano verticale nel Lavoro con l’Enneagramma significa anche comprendere il caos nell’universo fisico come specchio della propria interiorità per imparare a navigare nel caos interiore. Serve a sostenerci per muoverci tra diversi livelli di realtà invece di rimanere congelati nel caos cercando di gestirlo o controllarlo. Fa si che gli schemi interiori si rompano per permettere all’ordine nel caos di rivelarsi. 

Lavorare con la somatica per ampliare la coscienza significa anche comprendere che il sistema nervoso non solo organizza il caos, ma è anche veicolo di apertura al campo unificato. È vero che per poter trasformare schemi somatici è necessario che ci sia agio fisico, ricordando tuttavia che quest’ultimo non è lo scopo bensì il terreno in cui poter riconoscere un nuovo livello di agio in ciò che prima era scartato come disagio. La consapevolezza somatica permette di vivere anche pensieri ed emozioni come movimento, come energia e costruisce il terreno e lo spazio in cui accogliere anche il caos come energia che fluisce. La pratica di Movimento somatico sposta l’attrazione da uno schema di energia a un’altro, riconosce l’attrazione stessa come un movimento di energia. 

Il caos interiore diventa il messaggero che ci informa di un cambiamento che vede accadere, o che sta già accadendo. Un indicatore che le strutture interiori rigide sono sfidate, che ci sono pregiudizi, credenze, visioni del mondo e di se stessi che chiedono di essere messe in questione. Quando queste dinamiche limitanti sono riconosciute, quando se ne prende coscienza, il caos può essere visto come un carburante energetico che ci conduce verso la consapevolezza, l’ingrediente che permette lo spazio in cui un ordine superiore emerge dal caos, o in altre parole uno spazio in cui il caos si riordina.

Quando lo spazio cambia, cambiano le qualità dell’esperienza. Lo spazio è sempre stato e probabilmente sempre sarà una delle aree più intriganti dell’esperienza umana. Ho un ricordo vivido del momento in cui in me è accaduto uno spostamento interiore dal vedere lo spazio come un vuoto spaventoso al viverlo come pieno e vibrante.

Per concludere questo momento di riflessione a riguardo del caos, voglio sottolineare alcuni aspetti che ho accennato e che ritengo sia importante ricordare se siamo su un percorso di liberazione. Aree dell’esperienza fondamentali nel lavoro che propongo.
La chiarezza dei confini limitanti come li conosciamo che spariscono quando la separazione sparisce, rendendo l’esperienza indifferenziata in cui tutto penetra tutto.
L’azione della risonanza e dell’attrazione come movimento all’origine di qualsiasi manifestazione.
L’esperienza dello spazio e delle aree dello spazio che informano la coscienza e dalla coscienza sono informate.
Questa direzione di lavoro non ha scopi e risultati predefiniti, è essere con ciò che è, con l’intenzione di non avere intenzioni.

Buon ingresso nel 2026.

Maura Amelia Bonanno