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Newsletter agosto 2025

Questo mese voglio condividere alcuni principi della mia ricerca nell’integrazione del corpo di conoscenza veicolato dalla mappa dell’Enneagramma e della pratica di Movimento Somatico. Specificatamente quelli esplorati lo scorso mese durante il residenziale “Confini”, dedicato all’Istinto di Conservazione di sé.
Un gruppo di undici donne di tre generazioni, tutte sconosciute tra loro, con cui abbiamo navigato negli schemi somatici che attiviamo abitualmente per gestire i confini, nella memoria cellulare ed embriologica del confine naturale, nell’esperienza somatica di diverse qualità di confine per lasciare emergere la via che nutre l’armonia tra struttura e flusso nella connessione con se stessi e con l’altro. In così pochi giorni sono accadute magie e trasformazioni meravigliose del proprio individuale e collettivo modo di muoversi attraverso i confini.
L’integrazione Enneagramma e Movimento Somatico è una ricerca che mi impegna da tanti anni e che – abbracciando tutta l’esperienza umana – è vastissima e complessa. Per poter comprendere davvero l’intera organizzazione interiore e la natura delle forze che ci muovono, è a mio avviso necessario esplorare minime porzioni alla volta, dare a ogni minimo aspetto spazio e possibilità di manifestarsi perché diventi cosciente e compreso.

Sappiamo che l’Enneagramma è una mappa, non è un territorio. Mi è stato chiaro da subito che – come qualsiasi sistema di conoscenza – necessità di una modalità di applicazione nella vita quotidiana. Per sviluppare consapevolezza non bastano informazioni teoriche e osservazione di sé. Certamente la pratica di osservazione di sé è fondamentale – e tra l’altro per nulla scontata poiché spesso è confusa con il pensiero lineare, finendo rapidamente nella categoria delle opinioni – ma per tutto ciò che la mappa dell’Enneagramma rappresenta, se vogliamo sciogliere le catene dell’illusione del tipo è necessaria una pratica.

Nella decisone presa nel 2005 di dare il nome “EnneagrammaIntegrale” all’approccio sia teorico, sia di metodo nell’applicazione della mappa dell’Enneagramma, ho avuto grande ispirazione dalla Teoria Integrale di Ken Wilber. Per mettere in pratica i principi della mappa, è fondamentale che gli approcci e le tecniche coinvolti siano coerenti, che si incastrino in modo da permettere una comprensione completa, immediata, efficace. Integrare metodi e mappe non è un assemblaggio, è armonia, equilibrio, continuità, trasformazione costante. 

Pur con il sostegno di tanta esperienza di tecniche corporee e discipline del movimento, l’approccio che maggiormente utilizzo nell’integrazione è il Body-Mind Centering®, che si occupa della connessione tra movimento, coscienza e sistemi corporei Lo studio dell’anatomia, della struttura e funzione del corpo, dell’embriologia, degli schemi di movimento nello sviluppo ontogenetico e filogenetico, sono la base teorica dell’approccio somatico che integro con l’Enneagramma. L’apprendimento è diretto, emerge dall’esperienza dell’attenzione alle sensazioni attraverso il movimento, il tocco, la voce. È un processo di ricordo in cui la presenza emerge dal corpo. Ogni momento è interconnesso e intrecciato, tutto ciò che segue include e trascende ciò che lo ha preceduto.

L’integrazione coerente di Enneagramma e Movimento somatico aiuta a distinguere l’esperienza sensoriale da quella percettiva. Ci è stato insegnato a percepire il corpo attraverso emozioni e intelletto, ma c’è grande differenza tra la sensazione fisica, la sua interpretazione, la costruzione di una opinione a riguardo, la reazione emotiva del mi piace/non mi piace anch’essi descritti bene dagli schemi dei tipi dell’Enneagamma.
Nella mia ricerca, ogni punto dell’Enneagramma, ogni tipo, ogni istinto e ogni combinazione tra loro ha peculiari schemi somatici e di movimento preferenziali utilizzati per definire il senso di se stessi e per muoversi nel mondo.
Per esempio il Centro delle Viscere dell’Enneagramma è l’espressione primaria del movimento della forza vitale. È l’esperienza del nostro senso di esistere, del sentire che ci siamo, delle risorse individuali per agire. È sensazione e comunica attraverso i sensi. È il luogo della vibrazione e della memoria cellulare. Ha una relazione intima con la gravità e offre il senso di sostegno interiore, di agenzia, di attrazione e di comunità fondamentali per abitare questo pianeta.

In questo Centro sperimentiamo la vibrazione primordiale, il magnetismo che ha condotto alla membrana della prima cellula, il passaggio enorme da prima della vita alla vita. Ogni cellula del nostro organismo è un essere intelligente con intenzioni e obiettivi, e la coscienza della membrana ci permette di definire i nostri confini, ciò che è dentro e ciò che fuori. Nella mia esperienza, in questo Centro è specificatamente la pulsione alla conservazione di sé quella che rivela in modo evidente la coscienza di confini naturali e vitali. Qui si esprime il movimento di espansione e addensamento del respiro cellulare, il fluire della forza vitale, il senso di sostegno offerto dalla relazione con la gravità e dell’agire nello spazio. Nella descrizione dettagliata degli istinti, Ichazo chiamava l’Istinto di Conservazione “ego storico” poiché si preoccupa della memoria delle esperienze. Lo definisce il Centro del “Chi sono io?” e lo collega con i nostri bisogni metabolici. Tutto ciò che vive ha un Istinto di Conservazione di sé in diretto contatto con le esigenze fondamentali dell’organismo, che sa di avere bisogno di sicurezza, salute e agio fisico per continuare a vivere. Negli animali è nel nucleo del cervello rettile e si occupa della conservazione dell’energia, della gestione delle risorse, della protezione.

La conservazione di sé si esprime nel Centro delle Viscere con il ritmo e la pulsazione naturali ed è l’esperienza di agio. In armonia con il Centro del Cuore è l’esperienza di profonda identità e in armonia con il Centro della Testa è l’esperienza di inattaccabile sicurezza interiore.

Quando questa intelligenza è disconosciuta, è difficile avere coscienza e rispetto per i propri e altrui bisogni fondamentali di nutrimento e sostegno, avere cura per se stessi, riconoscere e rispettare i propri e altrui limiti fisici, emotivi e mentali, accorgersi della sovra-stimolazione, avere coscienza delle proprie risorse interiori, sentirsi a proprio agio, solidi, capaci di agire.
Quando sostegno interiore, identità e senso  di sicurezza nel corpo sono assenti all’esperienza diretta, sentiamo di dover controllare noi stessi e le situazioni, rischiamo di diventare egoisti, rigidi mentalmente, emotivamente e fisicamente, vediamo complicazioni ovunque e cerchiamo soluzioni. Abbiamo bisogno di una storia che ci rappresenti, quella descritta bene dalle strutture dei tipi dell’Enneagramma.
L’esplorazione con il movimento somatico permette di accedere con coscienza all’intelligenza cellulare, di riconoscere gli schemi somatici utilizzati per gestire quest’area della vita, di recuperare la sensibilità alla vibrazione, al ritmo vitale, alla pulsazione del nostro agire, al proprio respiro interiore, ai propri confini naturali. Rimanere nella sensazione fisica in modo cosciente permette di rispondere invece che seguire il programma e lo schema condizionato.

Vedo che l’Enneagramma molto spesso è utilizzato dimenticando l’assunto fondamentale che gli schemi dei tipi definiscono le illusioni che compensano la mancanza di accesso all’Essere e alla forza vitale attraverso cui si manifesta.
Vedo che l’Enneagramma molto spesso è utilizzato senza prima fare spazio perché nuove informazioni possano essere assimilate. L’esperienza somatica ci ricorda che la sovra-stimolazione non permette l’integrazione delle informazioni. Prima è necessario sperimentare un senso di pienezza e risorsa interiore e poi possiamo occuparci e prenderci cura della disarmonia, delle rigidità, dei condizionamenti, degli automatismi, della macchina e del dolore che porta con sé. Prima è necessario percepire e sperimentare tutta l’energia che fluisce nel corpo e questo può accadere trovando un luogo di accesso proprio nel corpo.

Il residenziale del mese scorso specificatamente mi ha sorpresa e nutrita perché è stato tutto femminile e perché ha avuto qualità bellissime di sincronia, profondità e leggerezza. Ci siamo date spazio e tempo per poter essere. Ho provato gioia per la sintonia che si e’ creata, per la fiducia di ognuna nel proprio essere, per la curiosità e disponibilità di ognuna a scoprire uno sguardo diverso, a cambiare idea. Avevo tanto bisogno di un’esperienza così nutriente.
È stata una porta, una soglia, una possibilità di camminarci e respirarci dentro. Un sottile vibrare che mi auguro ora stia avendo risonanza positiva anche nella vita di chiunque incontriamo ora dall’altra parte.
La possibilità di esplorare, di ispirare conoscenza di sé e di trasmettere esperienza di agio, sostegno e cura è per me preziosa e sacra.

Maura Amelia Bonanno